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Gingetsu

Autore: Michiru Kaiou
Categoria: Anime e Manga
Fandom: X
Personaggi: Karen Kasumi, Yuto Kigai
Avvertimenti: nessuno

Ritratto di fanciulla

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Le risposte di Michiru Kaiou

Ritratto di fanciulla

Un pomeriggio stilai, assieme a Chu, la lista dei prompt che, secondo noi, mancavano alla Big Damn Table: ne uscì una tabella di cinquanta temi che, sin da subito, decisi di usare per una coppia cui avevo accennato, inserendoli come personaggi secondari, in una mia long-fic.
Questa storia si comporrà di cinquanta capitoletti, a volte oneshot, altre flash-fic, altre ancora drabble, scritti usando i temi della Mezza Tabella. Ho deciso di ambientarla, come la "storia madre", "Phantasma", in epoca Heian, ovvero nel Medioevo giapponese, intorno all'anno Mille; ho cercato di impegnarmi per ricostruire usi, costumi e situazioni dell'epoca, con buona pace di dettagli come, ad esempio, l'aspetto fisico dei protagonisti, che le Clamp hanno voluto ben poco nipponico!

– Non rimanete a guardare così la luna, Karen-sama1 – sussurrò Kisaragi – Lo sapete che non porta bene2
– Non sono mica Kaguya-hime3! – rispose divertita la fanciulla – È la prima luna limpida dell’anno, perché non mi consenti di goderne?
La balia sospirò, bisbigliando qualche scongiuro. Karen-sama s’era fatta sempre più cocciuta, con gli anni, e questo non stava bene: una fanciulla come lei, di appena sedici anni, ma già ricca di fascino, di alto lignaggio, avrebbe dovuto essere più docile, o sarebbe andata incontro ad una vita matrimoniale non facile; quale uomo avrebbe acconsentito ad avere una sposa così determinata e dalla lingua sciolta nella sua casa? Di certo avrebbe presto dovuto subire l’affronto di una concubina! E di certo, si ripeteva la donna, sconsolata, una ragazzetta di minor grazia ed avvenenza, di ceto inferiore, ma semplicemente più remissiva di lei: che terribile pensiero!
L’aveva sempre detto, la povera signora, che una fanciulla non deve conoscere cose che hanno a che fare con la cultura maschile, ma niente, nessuno le aveva prestato ascolto! Anzi, com’era orgoglioso il Consigliere che sua figlia si destreggiasse così bene con il cinese4! Eccolo lì, il risultato: la giovane signora aveva letto testi inadatti per una fanciulla dabbene, e questo aveva influito sul suo carattere… che tristezza!
Eppure, se si fosse tralasciato questo disdicevole particolare, che creatura celestiale sarebbe stata la sua giovane signora! Era stata la sua balia, era lei che l’aveva nutrita ed accudita sin dalla nascita, e si sentiva in parte fautrice di tanto splendore: un fisico snello ma soffice, la pelle candida, come se rilucesse, simile ai petali di magnolia, una chioma ricca, che si avvolgeva in splendidi riccioli, morbidi come tralci di edera. La sua voce era dolce, specchio di un animo buono ed affettuoso, e con quanta grazia sapeva muoversi! Sapeva scegliere gli accostamenti più raffinati nel vestire, e già sapeva preparare alcune fragranze, semplici ma gradevolissime, per profumarsi.
Le dame del suo seguito l’amavano non meno di quelle che, per tanti anni, si erano occupate della celeste Kaguya-hime, e speravano per lei un matrimonio degno di tanta virtù.
Anche il padrone non chiedeva altro, ma la sua cocciuta bambina, come ancora amava chiamarla, respingeva ogni pretendente, con grazia così squisita che nessuno aveva mai potuto aversene davvero a male.
Lei, con sconcerto delle sue dame, sembrava felice così, senza amore, se non quello per il suo giardino d’estate, non vasto, ma curato con estrema eleganza, per le sue letture, la musica e per serate come quella, in cui osservava la luna con aria trasognata, facendo temere a tutte che, alla prossima notte di plenilunio, un carro dorato sarebbe sceso dal cielo per portarla via, come nella favola della Principessa della Luna.
Ma non sapevano che, proprio in quel momento, nascosto nell'ombra, sostava l'unico pretendente che non sarebbe mai riuscita a respingere.


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1. Il suffisso onorifico –sama (caduto in disuso oggi, tranne che negli ambienti più conservatori, come i clan yakuza, per esempio) veniva usato solitamente dai servitori per i loro padroni, oppure dai vassalli per il loro signore; posso azzardare che tra il “-san” e il “-sama” c’è la stessa differenza che passa, in italiano, tra il “lei” e il “voi”.
2. Ammirare la luna era un passatempo raffinato a cui gli aristocratici dedicavano dei ricevimenti, ed un classico momento di intimità tra due amanti: non era quindi un’attività che si svolgeva da soli e, anche grazie alle favole, che narravano di eventi infausti capitati a fanciulle che rimiravano sovente da sole la luna, veniva considerato un gesto capace di attirare la sfortuna.
3. Mitica principessa della Luna, rinata sulla terra per espiare alcune colpe; ritrovata da un tagliabambù, venne adottata da quest’ultimo e dalla sua sposa e portò loro felicità e ricchezza. Ormai divenuta una giovane donna, iniziò a rimirare ogni notte la luna con estrema malinconia, poiché sapeva che presto sarebbero giunti gli emissari del suo mondo a riprenderla e avrebbe dovuto abbandonare i suoi cari.
4. In epoca Heian il giapponese era considerato la lingua “bassa”, quotidiana, la sola che fosse permesso apprendere alle donne; ai bambini maschi (aristocratici, ovviamente), subito dopo essere usciti dagli appartamenti della madre, veniva insegnato il cinese, considerato la lingua colta (come, nel nostro Medioevo, era il latino in Italia). Pochissime donne apprendevano questa lingua, poiché non era ritenuto idoneo, per una fanciulla che doveva sposarsi, conoscere qualcosa che era considerato predominio esclusivo degli uomini (tranne alcuni sparuti casi, come quello di Murasaki Shikibu, autrice del Genji monogatari, che infatti confidò, nel suo diario, che molte dame la deridevano per questo).