Autore: Nimue
Categoria: Libri
Fandom: DaVinci Code
Personaggi: Silas
Avvertimenti:Violenza, autolesionismo
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Le risposte di Nimue
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Liberami dal Male
Ho piegato la tonaca e l’ho posata delicatamente sul giaciglio, le lenzuola sono ancora impregnate di sudore. Il mio non è stato un sonno ristoratore: non lo merito perché l’anima è corrosa dal Peccato.
La penitenza è un panno imbevuto della misericordia divina ed io laverò il mio spirito.
Mi prostro innanzi alla vittoria del Cristo sul Male: il crocefisso affisso alla parete.
Ero un fantasma. Ora sono uno strumento di Dio.
Ero un assassino. Sono un servo della Chiesa.
La mia volontà è sottomessa al Signore, al Padre Celeste dell’Umanità.
Il segno della croce: quanta pace sanno infondere questi gesti semplici, potrei ripeterli e trovare la quiete, ma non ne sono degno... non ancora.
Guardo la pelle: è così bianca da sembrare solo una velina fragile che ricopre la carne. Le vene si scorgono distintamente e hanno un’aura bluastra.
Quando vedevo la mia immagine riflessa, quando gli altri osservavano la mia figura provavo orrore di me stesso: v'era qualcosa di inumano in me, sentivo d’essere diverso dagli altri. Temevo di essere un demone, invece potevo diventare un angelo.
Difendere la Verità, proteggere chi mi aveva portato alla Luce.
Percorro la Via. Sarò fra i Giusti.
“Cristo, dammi la forza” sussurro.
Una supplica accorata perché non c’è altra salvezza oltre alla Via.
Allento la cinghia del cilicio, ma resta saldamente ancorato alla coscia; il mio sangue è contaminato dalla violenza.
Ho pregato a lungo, senza requie, perché Cristo allontanasse le tentazioni.
Sono sempre stato povero, non avevo neppure il cibo o un tetto sopra la testa; la mia attuale esistenza appare quasi opulenta al confronto, la vera Povertà non è una sfida per me.
La Castità non è stata un fardello: quale donna mi avrebbe amato?
Quale donna avrei potuto amare e rendere madre?
In carcere sono stato violato, da allora la carnalità mi ripugna.
La mia battaglia è contro il Male che germoglia in me fra i ricordi, fra i dubbi: io so essere implacabile e, prima di rinascere nella Grazia di Dio, lo ero. Ero un mostro, orrendo e spietato.
Non parlavo, non ascoltavo e non pregavo: ero un grido di dolore inutile.
Teso e violento, odiavo me stesso e chi mi obbligava ad essere tale.
Ero odio, ero rabbia, ero terrore.
Voglio consegnare all’Altissimo un sembiante differente: essere un degno fedele della Via.
Non mi inchinerò al Suo cospetto come un miscredente, ma come Silas: un devoto figlio di Dio.
Sfilo il cilicio con una certa velocità, non posso dare un colpo secco o rischierei di strappare l’epidermide, di recidere un’arteria.
Il dolore è freddo e pungente, soffoco dei singhiozzi, dei gemiti spontanei.
È il peccato a dolere, non lo spirito: io sto espiando le mie colpe.
Dai fori nella gamba trabocca il sangue. Lentamente si placa; alla fine si essicca sulle ferite.
Attendo che la mia mente non sia offuscata dal patimento corporale.
“Cristo, dammi la forza” ripeto.
Innalzo a te le mie preghiere: sii il mio Pastore, che io possa respirare senza affanno e non temere me stesso; o mio Dio, non mi lasciare solo!
Perdona la mia natura imperfetta.
Accetta il sacrificio che ti offro.
Avvolgo il cilicio alla gamba destra, affondo il metallo nella mia materia così molle e rigonfia di liquido; serro la cinghia.
Inspiro ed espiro. Ho bisogno di una speranza, o mio Dio, non posso tornare quello di prima e non sarò mai più Silas.
Chi s’occuperà di me, Padre, se non tu?
Quale mano mi sorreggerà, se non la Tua?
La luce che filtra dalla finestra è un dito argentato che accarezza il volto di Gesù.
Tremo mentre prendo la frusta, non è indecisione. Ho paura di essere uno spettro. Ho paura che Silas sia morto, che il vescovo non sia stato che un dolce sogno in cui cullavo le fantasie.
La morte è una prospettiva allettante, consegnare al Padre Celeste la mia vita, salvare il vescovo, la Chiesa e compiere l’Opera.
Sferzo le spoglie mortali. Ho impiegato anni per essere un vero uomo, per essere Silas. O mio Dio, nella tua Giustizia, non mi privare di questo!
Non farmi sprofondare nelle tenebre ove sono nato.
“Cristo, dammi la forza”.
Un tuo comando, o mio Signore, ed io agirò.
Infliggo sette colpi.
Mi accascio sul pavimento ansante e trattengo le lacrime.
“Farò il tuo Volere” mormoro rivolto al crocefisso “Cristo, dammi la forza”.
E liberami dal Male.
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