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Autore: Nimue
Categoria: Fumetti
Fandom: Hellblazer
Personaggi: John Constantine, the Swamp Thing, Nuovo Personaggio
Avvertimenti: Linguaggio colorito

Pomeriggio
Sera

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Le risposte di Nimue

Un giorno con il padre: Mattina

"Andiamo, dolcezza, ho grandi progetti per noi!"
Frida Teresa Craine si volta e guarda la porta sbarrata della camera del Motel; so che si domanda perché abbia accettato di lasciare per due giorni il faraonico bilocale del suo altolocato patrigno (nato a Boston, che vi credete? Non è certo un pezzente qualunque) per seguire un disoccupato londinese; è scettica e di pessimo umore, ma tace. 
Avevo previsto che il mio entusiasmo non la contagiasse, perché talvolta la sua testa sembra uno di quei dannati orologi che restano indietro e tu vorresti spaccarne l’esterno a martellate per capire dove il meccanismo s’ inceppi e come fare a ripararlo, e sai che quella non è la soluzione migliore; comunque non è applicabile su un cranio umano.
Ho impiegato più di quaranta anni per dimostrare d’essere diverso da mio padre, forse d’essere persino migliore. So che Frida non ha stima di me, che mi considera un fallito dal punto di vista umano e non ha tutti i torti, però non potrà mai accusarmi di somigliare al suo defunto nonno.
Un giorno non mi punterà il dito contro urlandomi in faccia di averla picchiata e di aver ucciso a suon di schiaffi la sua fiducia in me…
Perché quel giorno mancheranno le materie prime per il consueto teatrino dei Constantine: la fiducia reciproca ed i ceffoni, i pugni e i calci generosamente elargiti da ambo le parti.
Sono le mie piccole soddisfazioni.
Incrocia le braccia sul petto, suppongo abbia freddo e, sebbene cerchi di nasconderlo dietro ad uno strato di fondotinta, Frida deve aver pianto sino al collasso, rintanata fra le lenzuola della sua stanzetta numero 666 (i Constantine hanno un stile invidiabile, lo so). Io l’ho udita, dato che dormivo contro la parete, all’esterno,e un paio di camionisti mi hanno chiesto se fossi uno di quei pervertiti che si masturbano guardando gli altri divertirsi, il che era buffo e patetico, perché se io fossi stato un guardone non l’avrei detto a due camionisti armati sino ai denti. O no?
La storia del padre che si sacrifica per la privacy della sua figliuola aveva commosso i due gorilla, che erano tornati a noleggiare videocassette pornografiche da gustare nell’ intimità del loro nido d’amore.
Torniamo a Frida, che ha indossato un maglione verde acqua ed un paio di blue jeans, non sta bene, anzi, da quando il signor Ned Skinner l’ha trascinata alla commemorazione per i caduti alle Twin Towers, appare ancora più fragile e sola -quasi fosse possibile- e il legame che la unisce al mondo è sempre più fragile, in fondo lei non è come tutte le altre sue coetanee e neppure come le Driadi, sta a metà di tutto e ciò non aiuta né lei, né me.
Crede che questa storia delle Torri Gemelle mi sia scivolata addosso senza ferirmi, senza sconvolgermi o farmi riflettere, posso leggere nei suoi occhi ciò che ritiene il mio più grande dolore: l’ assenza di sigarette e di alcol. Non ha poi sbagliato… Ma la morte di Susan ha annientato la mia illusione di poter avere un po’ di pace in questo fottuto pianeta; ho visto fantasmi rabbiosi, anime inquiete e non parlo dei morti, ma di chi era vivo.
Ho un brandello lacero di sensibilità e più lei soffriva, sicura di essere l’unica a farlo, più io mi sentivo perduto e desideravo restare in un pub a fregarmene di quella strana creatura che era Frida, ma non potevo farlo, in qualche modo io ero responsabile.
Sarei un vero stronzo a rivelarglielo, lei è capace di darmi sui nervi.
Non le addosserei mai colpe non sue e comunque le serve un pieno d’ emozioni e non una valida ragione per sprofondare nella depressione.
Non ambisco al titolo del "Padre dell’ anno": per quattordici anni ho ignorato l’ipotesi d’avere un’eredità genetica a spasso per gli Stati Uniti, anzi, se mi avessero detto che una Driade aveva partorito una bambina, avrei risposto che poteva tenersela; tanto i Mortali per loro sono mezzi per procreare, ad essere raffinati nel lessico. Adesso che mi è stata affidata, adesso che sua madre è morta sotto un cumulo di macerie e lei è confusa, adesso che so chi è, voglio convincermi di poterla aiutare. A modo mio, s’intende.
"John cosa potremmo fare senza un’auto?" protesta la figlia del Consumismo.
"Noi siamo arrivati qui" con un gesto teatrale le indico le montagne che ci circondano: "In un’immortale Tempio della Natura, ragazza, e nel Tempio della Natura l’auto non ti serve" replico con poetica calma.
Frida esista, il suo sangue di Driade le urla di gettarsi fra quei rami di querce pronti ad accoglierla, il suo sangue Constantine le sussurra di stare sulla soglia del Motel per capire dove sia la fregatura.
"Tu conosci questi posti, John?" dice in tono sarcastico: "Se fossimo attaccati da ciò che qui prospera conti di sedurli col tuo accento europeo?"
Questa ragazza mi regala tante gratificazioni.
"Sono già stato qui e dubito siano stati importati altri orsi… Con il vecchio Tom abbiamo istaurato un buon rapporto, sai?" le spiego con un sorriso seducente.
Alza le spalle, ha capito che sto bluffando : "Esistono orsi russi, John,e serial killer, il vanto degli U.S.A. nel mondo" obietta.
"Sono tutti radunati in quel bosco?"
"No, ma il Taglialingue agisce nelle foreste".
"Gli consiglio di non incrociare la sua strada con la nostra, ragazza… Per il suo bene" taglio corto io, mi accendo una Silk Cut.
Non ho altro da aggiungere e m’avvio verso la verde distesa di abeti e Non So Cosa Altro alla mia sinistra, lei è alle mie spalle: 50% Driade e 50% Constantine, ho imparato a fregare entrambi, serve un po’ di fantasia.
Le Driadi sono guardiane della Natura, talune si votano alla custodia di un unico albero, altre rendono omaggio alla Dea Natura, loro Madre, danzando nude innanzi al Fuoco Eterno. Ecco, io vidi Susan Craine davanti al Fuoco e dubito che possa dimenticarlo: la sua era una bellezza pura e crudele era la Natura, l’essenza stessa della Natura.
Non è banale romanticismo: è la verità e chiunque abbia visto una Driade sa che non lo scorderà mai.
La mia Driade si faceva chiamare Susan ed io sapevo che non aveva ventidue anni, ma circa duecento, era così bella e testarda che me ne fregai del perché mi avesse cercato.
Quando una Faerie ti cerca non vuole iniziare un legame, ma stabilire un contatto fugace, effimero e solo un pazzo può ardirsi a rifiutare.
Io non fui pazzo e dal nostro contatto nacque Frida.
Susan (o qualunque fosse il suo nome) era stanca di vigilare ai confini del mondo e voleva veder crescere qualcosa di suo, fu per questo che si lasciò spiare da me, che mi si accostò e mi convinse a passare la notte con lei ed io sapevo che al mattino di lei non sarebbe rimasta traccia alcuna.
Certezza errata, John Constantine, la traccia era stata impressa nel ventre di Susan e in questo giorno di Sole la sento camminare alle mie spalle.
Frida come ogni donna terreste s’illumina davanti ad un’obiezione pratica: "Io non ho le scarpe adatte" geme, sgranando gli occhi bruni.
"Non ti piace stare un po’ a contatto con gli alberi, eh?" la provoco io.
"Mi sfotti, John?" sibila.
Sì, la sto sfottendo, ma ho sentito troppe volte questa storia delle scarpe inadatte, delle gonne e degli slip inadatti ai miei piani, così mi vendico su di lei, che in fondo è una parte di me al femminile.
Ora capisco dove sia finita la mia parte femminile: nella ragazzina più petulante del creato ed anche la più furba.
"Se non vuoi stare qui, allora andiamo in un bar e facciamo colazione, poi giriamo questo paese" comincio a parlare, conscio che lei si starà già inerpicando nel sentiero: "Un amabile villaggio di nome Harmony, dove c’è una parrucchiera che un tempo era un uomo ed oggi è una moglie felice e poi mi mostrerai questo scintillante Sogno Americano fatto di petrolio, cowboys e pistole sempre cariche, ti va?"
Lei è di qualche metro sopra la mia testa, furibonda : "Muoviti" intima in tono duro.
Il terriccio umido e la ghiaia aguzza mi tirano qualche brutto scherzo, ma dissimulo con classe invidiabile la sensazione di essere in equilibrio fin troppo precario. Non voglio far credere che sia IO a non avere le scarpe adatte ad un escursione montana.
"Un Demone ti sta alle calcagna, ragazza?" le urlo da lontano; sta passeggiando con la grazia di chi cammina sull’ asfalto, mentre io arranco su una striscia di terra in pendenza, con l’ agilità di chi ha un coltello fra le chiappe.
"Sei così raffinato, un vero gentiluomo inglese… Comunque, non temere, non ti pianto qui" ribatte la piccola con un sorriso beffardo che mi fa rimpiangere le sempre utili punizioni corporali, ma non ho mai picchiato Frida, forse perché so cosa vuol dire essere menato o forse perché conosco l’ira delle Driadi.
"Ti ho già detto che sono come il padrone di casa, qui".
Frida scuote la testa e prosegue, gli Spiriti e quelle cosette luminose che pullulano nella foresta le saranno andati incontro e le avranno detto che il suo vecchio è uno sparaballe.
Lei non tollera l’inquinamento, infatti, non appena ha la fortuna di stare in un parco lontano dalla civiltà, rifiorisce, persino la voce diviene più vivace.
Il che mi pone il lecito quesito del perché Susan, alla nascita di Frida, si sia confusa con popolazione umana, mettendo le radici nei pressi di New York; se il suo unico scopo era davvero tenere la bimba al sicuro, scaraventarla nel bel mezzo dell’orgia del traffico non era logico, né per una Driade, né per un Constantine.
Quando la piccola Craine aveva sviluppato le sue doti "sopranaturali" come è solito chiamarle Ned, tra le quali i famosi "tatuaggi delle Driadi", Susan era stata illuminata da un’ ennesima idea geniale: contattare il disgraziato Mortale con cui aveva figliato e consegnare il frutto del Peccato come se fosse stato un pacco ingombrante.
Un bel mattino di circa quindici mesi fa, la splendida Susan mi rivolse la parola per la seconda volta, con due dettagli trascurabili: era vestita ed era accompagnata da una ragazza che aveva l’ aria imbronciata e mi scrutava come se fossi stato un insetto.
Londra era la città ideale per allevare un’ adolescente nevrotica ed io ero lo stimato padre, una figura di riferimento per Frida; Susan aveva il dono di farmi fare qualunque cosa volesse e neppure seppi come, mi trovai a portare le valige su per le scale.
"Ned è perplesso, capisci John?
Lui ama sia Frida che me, ma la storia delle Figlie della Madre ed il cambiamento della mia bambina l’hanno sconvolto. Voglio potergli raccontare ogni cosa, ma se lei sarà presente dovrò contenermi e poi tu sai come indirizzare le sue capacità, no?" aveva spiegato Susan, sorseggiando un bicchiere di acqua.
"No" avevo risposto e lei aveva riso.
Frida aveva scosso la testa amareggiata, non doveva essere piacevole scoprire di avere un padre come me, una madre come Susan ed un patrigno come Ned in un colpo solo… Senza contare il resto.
All’ alba del secondo giorno di convivenza con la mia frizzante progenie, pensai di chiamare Cheryl.
Mia sorella parve esplodere della gioia, mi sommerse di domande sulla nipote, sulla cognata (in cuor suo sperava d’ avermi accasato) e chiamò il marito e Gemma per dare la Buona Novella.
"John… Tesoro" quando una frase aveva questo prologo, Cher voleva lavarsene le mani: "Devi cominciare a relazionarti con tua figlia, comprendo quanto sia difficile, ci sto passando anche io, ma con pazienza ed amore ogni guaio sarà risolto.
Dì a… Susan ? Di fornirti altre informazioni su Frida, così potrai confrontarti con lei più serenamente…" .
"Che cazzo mi stai dicendo?"
"Che è tua figlia, John… Abbi cura di lei. Gemma sarebbe contenta di averla ospite per un week-and e lo saremmo anche noi…"
Un giorno avrò il coraggio di ripensare a quel fine settimana senza essere colto da risate isteriche e sensi di colpa?
"Siamo arrivati?" mi domanda Frida.
Alzo la testa, ho una gran voglia di fumare, di sedermi e di rilassarmi, fingo di guardare il paesaggio:"Ci siamo, tesoro, troviamo un posto dove rilassarci" dico in tono pacato, saggio ed autorevole.
"Sarai anche venuto qui" sbotta Frida: "Ma dovevi essere sbronzo".
Chi cazzo gliel’ ha detto?
"Ehi, bambina, modera il linguaggio, va bene?" le rispondo.
Mi guarda come se volesse incenerirmi, ma non muove altre obiezioni, volta la testa in direzione di un masso precipitato da una montagna, lo sfiora con le dita e sembra che stia per sprofondare in una tristezza cupa e chiusa, come quel suo sguardo sempre assorto altrove.
"Il tuo vecchio deve riposare. Ho un piano, Frida" le dico, ma lei non pare sentire le mie parole perché sta ascoltando qualcuno o qualcos'altro.
"E’ morto… Tutto di lei è perduto" sussurra in gaelico.
"Lei non viveva qui" obietto.
"Lo so, ma là il suo prescelto è morto… Tutto di lei è perduto, anche la sua Natura è persa, è cenere" soggiunge dandomi le spalle.
"Ci sei tu".
"Io sono così diversa, John… Diversa da lei e… Da te…" aggiunge mestamente.
"Nel secondo caso è una gran fortuna" la butto sul ridere ma Frida è abbattuta, porta un fardello pesante per una ragazzina così giovane e sola.
Resto in silenzio ed aspetto che scoppi in lacrime per consolarla, ma non ha la forza di farlo. Non più.
"Si continua ad andare avanti, malgrado i fantasmi, devi solo farci l’abitudine" dico a bassa voce.
"Io non ho fantasmi, ho solo le ombre, ho i silenzi, i ricordi e… Mi sento pesante e vuota… Capisci?".
Sì, capisco.
"Devi andare avanti giorno dopo giorno ed ignorare ogni altra cosa" proseguo con la sensazione di aggravare la sua disperazione: "Impara a fare il tuo interesse…".
Scuote la testa.
"Non hai altra scelta, Frida… Mi spiace, davvero".
L’ acqua nel vicino torrente sembra gorgogliare il suo dolore, gli animali tacciono: una Driade è morta ed un’altra è sofferente.
E John Constantine non trova una parola di conforto.
"Quando la incontrasti, com'era?" chiede alzando gli occhi verso le chiome degli alberi.
Rifletto sulla risposta adatta a mia figlia, non posso dirle che sua madre aveva iniziato ad indossare la biancheria intima ed aveva smesso di fare orge nei boschi: sarebbe quanto meno imbarazzante per entrambi e Susan se la prenderebbe con me.
"Le Driadi non hanno legami o storie perché appartengono alla foresta, sono Guardiane e non possono amare o avere qualcosa di proprio. Quando la conobbi, lei desiderava avere te e quindi non era più una vera Driade" racconto sbuffando nuvole di fumo: "Non voleva sorvegliare ma amare…".
Frida annuisce.
"Non bere dal torrente" esclamo colto da istinto paterno: "Deve essere diventato una fogna a cielo aperto".
"Io non lo credo".
"Io sì e tanto basta".
"Perché lo dici adesso?"
Mi sollevo con l’ agilità di un centenario: "Perché devo pisciare" davanti a mia figlia mi sento a disagio e ritratto: "Torno subito".
Guardo la cicca ancora accesa e la getto fra le foglie, la spengo ma lei è piena di sdegno: "Perché non chiamare direttamente i pompieri, John?
Oppure dare un po’ di calore al luogo con la fiamma ossidrica?" mi rimprovera.
"Ehi… Non potevo mica mangiarla" mi difendo.
Passeggio fra le querce e tento di non essere visto da lei ma di sentirla: "Non ti muovere, chiaro?"
E’ meglio ribadire.
"Uhm…"
"Hai fame?" domando.
"No".
"Ho preso le prelibatezze che Ned ti ha scaricato nello zaino, ci intossichiamo in pace?"
"No".
In alcuni momenti la mia ars oratoria s’inceppa.
"Sai chi è il Taglialingue?"
Esito un attimo: "No, perché?"
"Perché è un tipo strano".
" E’ un serial killer. Ci sono serial killer normali?"
"Boh… Quelli che mangiano le bambine o gli tagliano le mani" dice perplessa Frida.
"Non volevo una risposta" tiro su la cerniera: "Non c’è una risposta!"
"Il Taglialingue sai cosa fa?"
"Taglia le lingue?"
"Esatto, ma questi disgraziati sono in vita e muoiono dissanguati, allora lui cuce loro la bocca e gli mette loro un dito sopra le labbra" spiega seria Frida.
"Sarà il cittadino modello" osservo.
"Credo sia pazzo".
"Arguta deduzione, tesoro… Mangiamo?"
La discussione pare aver solleticato l’ appetito della piccola, perché fa un lieve cenno d’ assenso.