Matthew era vecchio, soffriva di artrite reumatoide, non ci vedeva più bene e il catarro lo stava soffocando. Fumava come una ciminiera e le uniche cose che lo tenevano occupato durante il giorno erano il lavoro alla drogheria, dove si alternava con la moglie, e il giardino della sua casa. Piantava semi che non vedeva, che non sapeva riconoscere, e dalla sua terra non spuntava mai nulla, se non le lattine di birra vuote che i ragazzini ci gettavano, ma per lui non faceva differenza: quello era l'unico modo che conosceva per tenere occupata la sua mente stanca. Nessuno si era stupito, quando si era sparsa la voce non sapesse da chi, o da cosa, fosse stato aggredito. Poteva trattarsi di una persona così come di un animale, ma siccome si ostinava a non voler andare in ospedale per gli accertamenti, nessuno poteva dargli una mano nell'interpretare la dinamica dell'incidente. Il giorno stesso in cui il fatto era accaduto, Matthew aveva raccontato a Ellie, sua moglie, di essere caduto a terra, di aver avvertito una sorta di ringhio e subito dopo un dolore alla gamba destra tanto forte da fargli perdere i sensi. Lo avevano trovato così, la faccia premuta contro l'erba rada e rinsecchita, con la bava alla bocca e il terriccio sotto al suo corpo pregno di sangue. «Un cane, forse», era stata la conclusione del medico. «Gli ha portato via un pezzo di polpaccio, quasi sicuramente con un morso.»...
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